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È così che nasce un bullo

Sono 4 i fattori che determinano il nascere della figura del bullo:

1) L’eclisse dell’autorità della figura dei genitori e del maestro;
2) L’importanza dell’immagine e dell’approvazione degli altri:
3) Il disorientamento adolescenziale rispetto alla propria identità sessuale;
4) Il sentimento di incertezza rispetto alle aspettative dei genitori.

In questo show di gruppo, in cui la sessualità è il leit motiv e il movente, i ruoli sono sempre gli stessi: il carnefice, la vittima, gli spettatori che sono i compagni e i veri destinatari del messaggio, i genitori del molestatore. Lo svela José Ramón Ubieto nel libro “Bullying, una falsa salida para los adolescentes”, pubblicato recentemente in Spagna. Secondo lo psicanalista, mentre gli adolescenti cresciuti in un ambiente funzionale superano la pubertà manipolando il proprio corpo, tingendosi i capelli, adottando modi di vestire appariscenti o tatuandosi, i meno sicuri sfogano sul corpo dell’altro lo stress dovuto ad eventuali traumi e a inquietudini sessuali, con offese, con la violenza e la segregazione. Catalizzando l’attenzione sulla vittima, il molestatore rafforza il suo narcisismo ed evita di risolvere i dubbi e le inquietudini che lo disturbano.

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