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I gruppi WhatsApp di classe non sono una cattiva idea

Non sempre i social network producono effetti negativi tra i più giovani.

Come nel caso dei gruppi WhatsApp. Che consentirebbero ai ragazzi di esprimersi in modi diversi e più creativi di quanto riescano a fare per esempio in classe. A dirlo uno studio pubblicato su AI&Society: Journal of Knowledge, Culture and Communication. Secondo il quale se il contesto scolastico divide le classi in gruppi fissi e amicizie privilegiate, stabilite magari in base all’appartenenza a gruppi socioeconomici, i gruppi dell’app rompono queste divisioni trasformando la classe in un’unica entità omogenea, funzionando da elementi di rimescolamento sociale. L’analisi è stata condotta raccogliendo le impressioni di un ristretto gruppo di volontari fra i 14 e i 17 anni. “Su WhatsApp sento di non essere giudicato, in particolare perché non c’è alcun contatto fisico o visivo, solo parole e simboli – ha spiegato un adolescente – in questo modo sento più intimità e sicurezza. Mi espongo di più ma senza imbarazzo, forse perché non vedo le reazioni fisiche degli altri partecipanti“.

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