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A questi ragazzi i videogiochi hanno fatto bene non male.

I videogiochi strumento di integrazione dei minori rifugiati.

A dimostrarlo, un esperimento della New York University su un campione di bambini e adolescenti siriani accolti nei campi profughi turchi. Ne è emerso che  lasciarli giocare, un paio d’ore al giorno, con consolle e specifici game online d’avventura, strategia ed abecedari digitali per l’apprendimento della lingua turca, ha, su di loro, tre principali effetti benefici. Il primo: il miglioramento delle competenze grammaticali e lessicali dell’idioma del Paese ospitante. Il secondo: l’incremento delle abilità di organizzazione spazio-temporale delle attività quotidiane. Last but not least, la cura dello stato di salute psicofisico. Non poco per questi ragazzi che spesso, invece, proprio a causa delle barriere linguistiche, non frequentano la scuola.

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