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Amore, amici e lavoro: i giovani fuggono o si rintanano nel virtuale

In questi ultimi anni e in particolare in questi ultimi giorni si parla spesso del ritardo con cui i giovani sperimentano il passaggio alla vita adulta. Diversi studi longitudinali (prolungati nel tempo, nda) infatti, dimostrano come i giovani di oggi, rispetto a quelli di vent’anni fa, posticipano di alcuni anni le esperienze “chiave” di accesso alle fasi adulte della vita, come ad esempio le relazioni sentimentali significative, le relazioni amicali autonome (indipendenti dai genitori) e soprattutto le esperienze lavorative.

Appare quindi un quadro in cui i nostri giovani d’oggi sembrano più svogliati, più “bamboccioni” e spaventati dalle responsabilità. Una riflessione psicologica sull’età evolutiva si pone interrogativi sui cambiamenti della società che possono influire su questo ritardo e spuntano inevitabilmente le cause digitali (Internet, social media e smartphone), ma se consideriamo la prospettiva lavorativa forse ci sono responsabilità non relegabili solo alla famiglia, come spesso si induce a intendere.

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L’allarme lanciato dal sociologo Francesco Pira in una tavola rotonda organizzata dal Policlinico dell’Università Federico II Napoli. “A dieta senza controllo per apparire in forma nei selfie su Facebook e Instagram”

“I ragazzi tra i 14 e i 19 anni fanno in media da 5 a 100 selfie al giorno che pubblicano sui social. Più del 13% ha iniziato una dieta fai da te senza controllo per piacersi nella continua autorappresentazione su Facebook e Instagram”.

E’ l’allarme lanciato dal sociologo siciliano Francesco Pira, docente di comunicazione all’Università di Messina, intervenendo come relatore alla tavola rotonda della cerimonia conclusiva a Napoli della manifestazione nazionale “Atelier della Salute”, organizzata dal Policlinico dell’Università Federico II che si è svolta sabato 23 settembre nel primo pomeriggio.

Secondo il professor Francesco Pira: “I social non devono far paura perché possono essere utilizzati per divulgare conoscenza e per mobilitare anche i più giovani in progetti. Da Napoli può partire un’iniziativa che salvaguardi soprattutto bambini ed adolescenti e li faccia vivere in modo sano”. Dello stesso avviso la dietista Annamaria Acquaviva che sta portando avanti una ricerca sul perché le famiglie italiane, nella patria della dieta mediterranea, non si preoccupano di un’alimentazione corretta dei ragazzi e dei bambini. Giovanni Maddaloni, che gestisce un centro sportivo a Scampia, uno dei quartieri a rischio di Napoli, concludendo il dibattito ha ribadito anche la necessità che i giovani e i ragazzi facciano tanto sport.

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Adolescenti solitari e depressi, è la gioventù bruciata della generazione iPhone.

A New York, dove Broadway incontra Columbus Circle e il Trump International Hotel che, infine, i contestatori si son stancati di picchettare, una giovane coppia attraversa di buon passo, con due bimbi. Lei, vestitino rosa, forse quattro anni, cammina con gli occhietti fissi allo schermo di un cellulare dove scorre Winnie the Pooh. Il fratellino di due anni sul passeggino, serissimo, è immerso su un altro iPhone. La madre ride «A casa si arrabbiano con la tv, passano la mano sul video scambiandolo per un iPad e si scocciano perché non mutano le immagini». L’ilarità della signora mi colpisce, perché tra pochi giorni uscirà in America «iGen», saggio della psicologa Jean Twenge, docente a San Diego University, e mentre ne leggo le bozze la rivista Atlantic anticipa un capitolo, buttando nella costernazione milioni di genitori.

Mettendo a confronto i dati degli ultimi 40 anni, Twenge scopre che i teenagers Usa sono più depressi e meno inseriti a scuola o al lavoro, dei loro genitori e nonni. Passano meno tempo con gli amici, nello studio, nello sport, perfino pomiciare e far l’amore sono trascurati. Non si prende la patente, non si va a ballare. I suicidi aumentano, preceduti dall’uso di droghe, l’insicurezza sociale genera bullismo aggressivo e vittimismo paralizzante. Vittime numerose tra le ragazze, vulnerabili più dei coetanei maschi.

E di chi è, secondo Twenge, la colpa di questa epidemia di solitudine, frustrazione e nevrosi nella generazione 13-19 anni? Di cellulari e tablet, soprattutto iPhone, lanciato nel 2007, e iPad, 2010, che assorbono cervello, anima e cuore dei nostri ragazzi, lasciandoli per ore, gusci vuoti a letto. «Passo le giornate distesa, il materasso ha l’impronta del mio corpo» confessa un’adolescente della «iGen», la Generazione iPhone, secondo il marchio coniato da Twenge. Né il dramma è limitato a Trumpland, una passeggiata, una cena, una visita ai parenti, vi confermano in ogni città europea analoga alienazione («Uscite di casa con la Bibbia, non lo smartphone!» invoca perfino il Papa).

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Senza smartphone sono più esposti ai rischi del web

Limitare ai bambini l’uso di internet non li protegge dai pericoli del web, anzi.

A dirlo, l’istituto di ricerca inglese Education Policy Institute che ha indagato sull’utilizzo della rete e dei nuovi device come smartphone e tablet tra gli adolescenti d’Oltremanica. Dai risultati raccolti, è emerso che è vero che l’uso smodato del web e dei nuovi strumenti tecnologici espone i ragazzi a molti rischi ma, paradossalmente, li tutela anche. Per due motivazioni. La prima. Li aiuta a sviluppare sempre meglio le cosiddette digital skills, ossia le competenze digitali grazie alle quali imparano a gestire tutte le opzioni dei loro strumenti e dei social networks in modo da proteggersi autonomamente dalle situazioni di pericolo, come adescamenti online e bullismo, bloccando o segnalando alle autorità gli utenti minacciosi. La seconda. Li aiuta a potenziare la resilienza, in modo che imparano a gestire lo stress emotivo, la depressione, la paura legati ai pericoli di Internet.

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Dalla Polizia arriva il tasto “Stop Blue Whale”.

Prosegue senza sosta la lotta della Polizia italiana contro il Blue Whale.

La pericolosa sfida che viene proposta in Rete a ragazzi giovanissimi con l’intento di manipolare la loro volontà e suggestionarli a tal punto da indurli a commettere atti di autolesionismo fino ad arrivare persino al suicidio. Dopo i consigli diffusi qualche giorno fa, adesso sulla homepage del sito www.commissariatodips.it è disponibile anche il pulsante “STOP BLUE WHALE”. Lo scopo è quello di facilitare le segnalazioni e di ribadire l’importanza di stare alla larga da questo fenomeno perverso, per bambini e adolescenti, ai quali un cosiddetto “curatore” anonimo e senza scrupoli raccomanda di mantenere il segreto sulla loro adesione. Ma soprattutto l’appello è rivolto ai genitori che vengono invitati a vigilare sui figli, a prestare la massima attenzione al loro comportamento e a parlare con loro di questa folle pratica.

#IMPORTANTE FATE GIRARESul nostro portale della Polizia Postale e delle Comunicazioni www.commissariatodips.it abbiamo…

Geplaatst door Commissariato di PS Online – Italia op donderdag 1 juni 2017

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I consigli della Polizia per difendere i vostri figli dal Blue Whale

Parlate con i vostri figli del Blue Whale e cercate di far loro esprimere un’opinione in merito.

È questo uno dei consigli della Polizia di Stato italiana alle mamme e ai papà del Bel Paese, per aiutarli a comprendere e contrastare questa orrenda pratica, nata in Russia e creata apposta per suggestionare i ragazzi ed indurli progressivamente a compiere atti di autolesionismo e azioni molto pericolose, fino a portarli al suicidio. Non mancano, inoltre, avvertimenti rivolti ai più giovani per far loro capire che “nessuna sfida con uno sconosciuto può mettere in discussione il valore della tua vita”. E soprattutto che qualora dovessero trovarsi ad aver a che fare, direttamente o indirettamente, con la “Balena blu”, la prima cosa da fare, a dispetto delle regole imposte da questo folle “gioco”, è parlarne subito con i propri genitori o comunque con un adulto.

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Cari genitori contro le trappole di internet niente è meglio di voi

Sconfortante ma vero. I filtri di protezione internet per bambini servono a poco o niente.

Tant’è che il 25% dei ragazzini che navigano attraverso pc e smartphone forniti di sistemi di controllo anti-pedofilia e pornografia, finisce per visitare, volente o nolente, siti vietati ai minori. E, come se non bastasse, il 14% chatta abitualmente con sconosciuti attraverso app e social network.

È quanto emerso da uno studio condotto dell’Università di Oxford su un campione di under 15 che avevano ricevuto restrizioni sull’uso del computer e del cellulare da parte dei genitori. “La verità – ha spiegato il dottor Andrew Przybylski, autore dello studio – è che un filtro non può sapere se la persona con cui un adolescente ha avviato una chat su WhatsApp è un conoscente o un potenziale aggressore”.

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