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Amore, amici e lavoro: i giovani fuggono o si rintanano nel virtuale

In questi ultimi anni e in particolare in questi ultimi giorni si parla spesso del ritardo con cui i giovani sperimentano il passaggio alla vita adulta. Diversi studi longitudinali (prolungati nel tempo, nda) infatti, dimostrano come i giovani di oggi, rispetto a quelli di vent’anni fa, posticipano di alcuni anni le esperienze “chiave” di accesso alle fasi adulte della vita, come ad esempio le relazioni sentimentali significative, le relazioni amicali autonome (indipendenti dai genitori) e soprattutto le esperienze lavorative.

Appare quindi un quadro in cui i nostri giovani d’oggi sembrano più svogliati, più “bamboccioni” e spaventati dalle responsabilità. Una riflessione psicologica sull’età evolutiva si pone interrogativi sui cambiamenti della società che possono influire su questo ritardo e spuntano inevitabilmente le cause digitali (Internet, social media e smartphone), ma se consideriamo la prospettiva lavorativa forse ci sono responsabilità non relegabili solo alla famiglia, come spesso si induce a intendere.

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Cosa cercano i giovani sul posto di lavoro? La serenità

Che cosa sognano i giovani sul posto di lavoro?  Non la carriera , non lo stipendio  – va bene, anche quelli – ma prima di tutto la serenità , un ambiente accogliente che permetta a ciascuno di esprimere il proprio talento . Stipendio e carriera sono due elementi basilari (rispettivamente 34% e 15%), ma un intervistato su due da parte di Adecco Group considera prima altri fattori: appunto, un clima aperto e collaborativo , la presenza di ampi benefit  aziendali, l’attenzione all’ambiente , la possibilità di lavorare con flessibilità di orari e luoghi e su progetti innovativi.

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L’allarme lanciato dal sociologo Francesco Pira in una tavola rotonda organizzata dal Policlinico dell’Università Federico II Napoli. “A dieta senza controllo per apparire in forma nei selfie su Facebook e Instagram”

“I ragazzi tra i 14 e i 19 anni fanno in media da 5 a 100 selfie al giorno che pubblicano sui social. Più del 13% ha iniziato una dieta fai da te senza controllo per piacersi nella continua autorappresentazione su Facebook e Instagram”.

E’ l’allarme lanciato dal sociologo siciliano Francesco Pira, docente di comunicazione all’Università di Messina, intervenendo come relatore alla tavola rotonda della cerimonia conclusiva a Napoli della manifestazione nazionale “Atelier della Salute”, organizzata dal Policlinico dell’Università Federico II che si è svolta sabato 23 settembre nel primo pomeriggio.

Secondo il professor Francesco Pira: “I social non devono far paura perché possono essere utilizzati per divulgare conoscenza e per mobilitare anche i più giovani in progetti. Da Napoli può partire un’iniziativa che salvaguardi soprattutto bambini ed adolescenti e li faccia vivere in modo sano”. Dello stesso avviso la dietista Annamaria Acquaviva che sta portando avanti una ricerca sul perché le famiglie italiane, nella patria della dieta mediterranea, non si preoccupano di un’alimentazione corretta dei ragazzi e dei bambini. Giovanni Maddaloni, che gestisce un centro sportivo a Scampia, uno dei quartieri a rischio di Napoli, concludendo il dibattito ha ribadito anche la necessità che i giovani e i ragazzi facciano tanto sport.

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Adolescenti solitari e depressi, è la gioventù bruciata della generazione iPhone.

A New York, dove Broadway incontra Columbus Circle e il Trump International Hotel che, infine, i contestatori si son stancati di picchettare, una giovane coppia attraversa di buon passo, con due bimbi. Lei, vestitino rosa, forse quattro anni, cammina con gli occhietti fissi allo schermo di un cellulare dove scorre Winnie the Pooh. Il fratellino di due anni sul passeggino, serissimo, è immerso su un altro iPhone. La madre ride «A casa si arrabbiano con la tv, passano la mano sul video scambiandolo per un iPad e si scocciano perché non mutano le immagini». L’ilarità della signora mi colpisce, perché tra pochi giorni uscirà in America «iGen», saggio della psicologa Jean Twenge, docente a San Diego University, e mentre ne leggo le bozze la rivista Atlantic anticipa un capitolo, buttando nella costernazione milioni di genitori.

Mettendo a confronto i dati degli ultimi 40 anni, Twenge scopre che i teenagers Usa sono più depressi e meno inseriti a scuola o al lavoro, dei loro genitori e nonni. Passano meno tempo con gli amici, nello studio, nello sport, perfino pomiciare e far l’amore sono trascurati. Non si prende la patente, non si va a ballare. I suicidi aumentano, preceduti dall’uso di droghe, l’insicurezza sociale genera bullismo aggressivo e vittimismo paralizzante. Vittime numerose tra le ragazze, vulnerabili più dei coetanei maschi.

E di chi è, secondo Twenge, la colpa di questa epidemia di solitudine, frustrazione e nevrosi nella generazione 13-19 anni? Di cellulari e tablet, soprattutto iPhone, lanciato nel 2007, e iPad, 2010, che assorbono cervello, anima e cuore dei nostri ragazzi, lasciandoli per ore, gusci vuoti a letto. «Passo le giornate distesa, il materasso ha l’impronta del mio corpo» confessa un’adolescente della «iGen», la Generazione iPhone, secondo il marchio coniato da Twenge. Né il dramma è limitato a Trumpland, una passeggiata, una cena, una visita ai parenti, vi confermano in ogni città europea analoga alienazione («Uscite di casa con la Bibbia, non lo smartphone!» invoca perfino il Papa).

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Like addiction, vamping, nomofobia: le nuove patologie dei giovani iperconnessi

Like addiction, challenge, nomofobia e vamping: sono le nuove patologie da iperconessione, rilevate da uno studio curato dall’Osservatorio nazionale adolescenza e condotto su 8.000 ragazzi a partire dagli 11 anni d’età. Dall’indagine emerge che il 98% tra i 14 e i 19 anni possiede uno smartphone personale già a 9-10 anni. Oltre tre adolescenti su 10 hanno avuto modo di utilizzare uno smartphone già nella primissima infanzia.

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Fumo. Prodotti al tabacco aromatizzati con alcool attirerebbero gli adolescenti

Quasi 400 marchi di tabacco aromatizzato all’alcool sarebbero in commercio negli USA, attirando pericolosamente i ragazzi che potrebbero essere così portati alla dipendenza

22 SET(Reuters Health) – Piña colada, mojito e margarita, ma anche rum, bourbon e whisky: sarebbero questi i gusti ‘alcoolici’ più popolari tra i tabacchi aromatizzati per sigari, sigarette e narghilè negli USA, dove quasi 50 linee di prodotti di questo genere sono commercializzati da più di 400 marchi. Un fenomeno, però, preoccupante per gli adolescenti, che potrebbero essere attirati da questi prodotti ed essere così spinti alla dipendenza. A denunciarlo è stato uno studio guidato da Robert Jackler, della Stanford University in California, e pubblicato si Tobacco Control. Secondo gli autori, infatti, l’abuso di bevande alcooliche e il fumo tendono ad andare di pari passo e prodotti di questo tipo attirerebbero sicuramente l’attenzione dei ragazzi.

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Un effetto sottovalutato del binge-drinking

Tra gli adolescenti il binge-drinking sta avendo un impatto enorme in termini di obesità.

Un team di ricercatori canadesi ha pubblicato una nuova relazione che suggerisce che il consumo di alcol ha un impatto molto maggiore sui tassi di sovrappeso giovanile di quanto si pensasse. Gli esperti hanno scoperto che quasi il 39% degli studenti delle scuole superiori ha riferito di avere ingerito cinque bevande o più in una sola seduta – almeno una volta al mese, e l’11% ha riferito di avere praticato il binge drinking almeno una volta alla settimana. Con una netta preponderanza maschile. Paragonando le abitudini alimentari degli studenti con le informazioni nutrizionali e caloriche dei più popolari tipi di bevande alcoliche, i ricercatori sono stati in grado di fare stime sui chili che un ragazzo potrebbe prendere in un anno. Lo studio è uno dei primi ad esaminare l’obesità giovanile attraverso l’obiettivo del consumo di alcol.

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Le ragioni del fallimento della tv anti-bullismo

Tredici ragioni perché, la serie tv che tanto successo ha avuto lo scorso inverno, potrebbe aver fallito nel suo intento.

Invece di ridurre, ha, forse, aumentato il tasso di propensione ai suicidi tra i teenager. Almeno secondo quanto emerso da un vasto studio pubblicato sul JAMA Internal Medicine. Il quale ha voluto mostrare i reali effetti di questo telefilm che ha come protagonista un’adolescente che decide di togliersi la vita perché vittima di bullismo. Una trama che, dicono gli esperti, anziché sensibilizzare il giovani sul tema ha scatenato una sorta di effetto emulazione. In concomitanza con la messa in onda dello sceneggiato, infatti, i dati su Google Search hanno fatto emergere un boom di ricerche sui modi e i metodi per uccidersi. Un dato da monitorare sebbene non esista evidenza di una correlazione chiara e diretta tra i casi di suicidio e la messa in onda di questa serie tv.

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Quell’oscuro legame tra anoressia e criminal minds.

Le ragazze anoressiche e bulimiche hanno una maggiore propensione a delinquere.

A sostenere per la prima volta il legame tra i disturbi alimentari e il rischio di finire in brutti giri, uno studio svedese del Karolisnka Institute. Che ha monitorato migliaia di ventenni, scoprendo che, a fronte di una media del 5%, per le bulimiche la probabilità di commettere atti criminali è pari al 18% mentre per le anoressiche del 7%.  Sul perché di queste conclusioni, i ricercatori si sono riservati di rispondere solo dopo aver effettuato ulteriori studi approfonditi sul legame tra lo stato emotivo legato alle malattie metaboliche e la possibilità di compiere reati.

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In Italia troppi disoccupati e pochi qualificati.

Dall’ascensorista al tornitore di metalli. Sono oltre 200 mila i lavoratori specializzati che le aziende italiane cercano ma non trovano. E paradossalmente, nonostante l’alto tasso di disoccupazione giovanile, è proprio tra le nuove generazioni che scarseggiano figure professionali che rispondono alla domanda delle imprese. A lanciare l’allarme è una recente indagine di Unioncamere. Che in cima ai comparti industriali con maggior carenza di manodopera segnala quello delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, dell’elettronica e metalmeccanico. Tra i più ricercati spiccano: gli addetti alle macchine utensili, i responsabili di progetto nel settore chimico, gli elettrotecnici e gli analisti programmatori.

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