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Chi sono e quanti sono i care leavers in Italia

In Italia, sono circa 3 mila ogni anno i neomaggiorenni obbligati a lasciare le case famiglia dove erano stati accolti.

Questi cosiddetti “care leavers”, sono giovani cresciuti senza genitori che, una volta compiuti i 18 anni, non hanno più diritto alla tutela legata allo status di minorenni. Vengono, in questo modo, costretti a diventare autonomi molto prima rispetto ai loro coetanei che hanno avuto, al contrario, dei riferimenti famigliari stabili. Il tema, molto delicato, è trattato in un approfondimento italiano di un più ampio studio condotto a livello internazionale da SOS Children’s Villages International con il London University College. Con il quale, per la prima volta, si è deciso di fare luce su quanti e quali ostacoli, allo stato dell’attuale legislazione, questi ragazzi siano costretti ad affrontare dal punto di vista, sociale, economico ed organizzativo per poter raggiungere indipendenza economica e stabilità lavorativa. Si è voluto, inoltre, indagare le strutture, le policy, i processi, le prassi e le misure di supporto che possono avere un impatto sull’occupabilità e l’inserimento occupazionale di chi si trova ad uscire dai percorsi di tutela.

SOS VILLAGGI DEI BAMBINI ITALIA – REPORT ITALIANO DELLA RICERCA “UNA RISPOSTA AI CARE LEAVERS: OCCUPABILITÀ E ACCESSO AD UN LAVORO DIGNITOSO”, Aprile 2017

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I gruppi WhatsApp di classe non sono una cattiva idea

Non sempre i social network producono effetti negativi tra i più giovani.

Come nel caso dei gruppi WhatsApp. Che consentirebbero ai ragazzi di esprimersi in modi diversi e più creativi di quanto riescano a fare per esempio in classe. A dirlo uno studio pubblicato su AI&Society: Journal of Knowledge, Culture and Communication. Secondo il quale se il contesto scolastico divide le classi in gruppi fissi e amicizie privilegiate, stabilite magari in base all’appartenenza a gruppi socioeconomici, i gruppi dell’app rompono queste divisioni trasformando la classe in un’unica entità omogenea, funzionando da elementi di rimescolamento sociale. L’analisi è stata condotta raccogliendo le impressioni di un ristretto gruppo di volontari fra i 14 e i 17 anni. “Su WhatsApp sento di non essere giudicato, in particolare perché non c’è alcun contatto fisico o visivo, solo parole e simboli – ha spiegato un adolescente – in questo modo sento più intimità e sicurezza. Mi espongo di più ma senza imbarazzo, forse perché non vedo le reazioni fisiche degli altri partecipanti“.

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Non è solo il sesso ma il tatuaggio che infetta la pelle

Inaugurato all’ospedale Bichat-Claude Bernard di Parigi primo consultorio medico francese per chi ha o vuole fare un tatuaggio.

Aperto un giorno a settimana, per prevenire e trattare le complicazioni causate da quelle sostanze coloranti che il 14% della popolazione d’Oltralpe ha già scelto di iniettarsi sotto pelle, offre due servizi. Il primo. Visite dermatologiche accurate per i pazienti che presentano allergie e infiammazioni acute scaturite, ad esempio, dal tipo di inchiostro usato dal tatuatore o dalle cattive condizioni igieniche in cui è stato realizzato il disegno. Il secondo. Screening ed esami clinici preventivi a chi, invece, ha intenzione di imprimersi simboli e scritte indelebili sul corpo ma vuole la certezza che non gli causino problemi di salute.

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È Instagram il social network più pericoloso per i teenager

È Instagram il social network che causa più problemi di autostima e depressione tra gli adolescenti.

A dirlo, l’inglese Royal Society for Public Health, che ha stilato la classifica delle cinque piattaforme web di condivisione di foto, video e messaggi più minacciose per la salute mentale dei ragazzi. Secondo gli autori, Instagram è l’imputata principale perché, sulla base di 14 indicatori, risulta essere quella che rende più infelici del proprio aspetto fisico e della propria vita sociale, in quanto le numerose foto dei contatti che scorrono sulla homepage e i molteplici filtri a disposizione per ritoccarle fanno sembrare i corpi e la vita degli altri perfetti e impeccabili. Un insieme di fattori che possono spingere più facilmente a disturbi alimentari e tentativi di suicidio. Non stanno messe meglio Snapchat e Facebook, rispettivamente al secondo e terzo posto. Le migliori in classifica, Twitter e Youtube. Quest’ultima, dai dati raccolti, sembra dare l’impressione di sentirsi parte di una vera e propria comunità virtuale che condivide con gli stessi interessi.

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È così che nasce un bullo

Sono 4 i fattori che determinano il nascere della figura del bullo:

1) L’eclisse dell’autorità della figura dei genitori e del maestro;
2) L’importanza dell’immagine e dell’approvazione degli altri:
3) Il disorientamento adolescenziale rispetto alla propria identità sessuale;
4) Il sentimento di incertezza rispetto alle aspettative dei genitori.

In questo show di gruppo, in cui la sessualità è il leit motiv e il movente, i ruoli sono sempre gli stessi: il carnefice, la vittima, gli spettatori che sono i compagni e i veri destinatari del messaggio, i genitori del molestatore. Lo svela José Ramón Ubieto nel libro “Bullying, una falsa salida para los adolescentes”, pubblicato recentemente in Spagna. Secondo lo psicanalista, mentre gli adolescenti cresciuti in un ambiente funzionale superano la pubertà manipolando il proprio corpo, tingendosi i capelli, adottando modi di vestire appariscenti o tatuandosi, i meno sicuri sfogano sul corpo dell’altro lo stress dovuto ad eventuali traumi e a inquietudini sessuali, con offese, con la violenza e la segregazione. Catalizzando l’attenzione sulla vittima, il molestatore rafforza il suo narcisismo ed evita di risolvere i dubbi e le inquietudini che lo disturbano.

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La legge contro il cyberbullismo in Italia è realtà

Approvata all’unanimità dalla Camera, dopo un iter durato ben tre anni, con 432 voti favorevoli e un astenuto, prevede novità importanti per la tutela dei minori che subiscono aggressioni e abusi via Internet. Innanzitutto, il testo introduce per la prima volta nell’ordinamento legislativo la definizione di cyberbullismo. Inoltre, questa tra le misure più importanti, dà la possibilità agli stessi bambini e adolescenti di denunciare minacce e violenze subite per via telematica (chat, sms, social network, etc.). Senza contare che prevede anche la costituzione di un fondo e di un tavolo tecnico governativo per la lotta e la prevenzione del fenomeno.

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Le tre cause principali di morte tra i giovani di tutto il mondo

1,2 milioni di adolescenti muoiono nel mondo ogni anno. A denunciare le cifre, l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Che ha elencato le tre cause principali all’origine dei numerosi decessi. Nell’ordine, incidenti stradali, infezioni e malattie respiratorie, suicidio. La maggior parte delle morti avviene in Africa e nel sud-est asiatico. Mentre, per quanto riguarda le differenze di genere, si può osservare che gli incidenti stradali riguardano soprattutto i maschi tra i 15 e i 19 anni. Mentre patologie respiratorie e suicidi mietono molte più vittime, rispettivamente, fra le ragazze tra i 10 e 14 anni e quelle tra i 15 e i 19. Decessi che – secondo l’OMS – potrebbero essere ampiamente evitati e che rispecchiano l’impegno ancora insufficiente da parte dei governi a implementare politiche giovanili concrete ed efficienti.

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Andateci piano perché anche se smart sono sempre droghe

Per i prof inglesi le università fanno poco e male contro l’abuso di smart drugs tra gli studenti. Sono sempre di più, infatti, i ragazzi che per rimanere concentrati sui libri e superare lo stress da esami assumono, senza prescrizione medica, potenti farmaci legali come Modafinil, Ritalin e Adderal. Che, invece, sono prodotti per curare patologie che loro non hanno. Per combattere il consumo eccessivo e smodato di questi medicinali, i docenti d’Oltremanica hanno avanzato ai vertici accademici britannici un ventaglio di proposte. Da quelle più radicali come il test del sangue a soluzioni come l’organizzazione di campagne di sensibilizzazione e momenti di dibattito come già sperimentato con successo nel Campus di Oxford.

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Gli studenti italiani sono tra i più stressati al mondo.

È il ritratto emerso da uno studio OCSE sul benessere scolastico. Secondo gli esperti di Parigi, infatti, pare che i nostri giovani si sentano particolarmente tesi e ansiosi quando devono studiare per un compito o un’interrogazione. Una sensazione che riguarda il 56,4% degli adolescenti italiani, contro una media OCSE del 37% e poco inferiore rispetto a quella registrata per i cinesi (57%). Mentre, ben il 70% ha dichiarato di sentirsi fortemente insicuro anche quando ha studiato. Contro una media OCSE del 56% e poco lontano dai coetanei olandesi e inglesi. Le motivazioni principali? La paura di prendere un brutto voto (85%) e l’impotenza davanti a un quesito difficile (77%). Attitudini che nel resto dei Paesi si manifestano in maniera molto meno accentuata, per una media, rispettivamente, del 66% e del 52%.

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Cari genitori contro le trappole di internet niente è meglio di voi

Sconfortante ma vero. I filtri di protezione internet per bambini servono a poco o niente.

Tant’è che il 25% dei ragazzini che navigano attraverso pc e smartphone forniti di sistemi di controllo anti-pedofilia e pornografia, finisce per visitare, volente o nolente, siti vietati ai minori. E, come se non bastasse, il 14% chatta abitualmente con sconosciuti attraverso app e social network.

È quanto emerso da uno studio condotto dell’Università di Oxford su un campione di under 15 che avevano ricevuto restrizioni sull’uso del computer e del cellulare da parte dei genitori. “La verità – ha spiegato il dottor Andrew Przybylski, autore dello studio – è che un filtro non può sapere se la persona con cui un adolescente ha avviato una chat su WhatsApp è un conoscente o un potenziale aggressore”.

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