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Protocollo di intesa con Minori in primo piano per sostenere le famiglie con figli DSA

Un importante accordo tra due realtà del sociale che servirà per dare maggiore supporto alle famiglie con minori che soffrono di Disturbo Specifico dell’Apprendimento.

Martedì 13 settembre 2016 hanno siglato un protocollo d’intesa che impegna le parti a operare nel rispetto dei rispettivi principi etici e morali.

In particolare Antares arricchirà i servizi offerti da Minori in Primo Piano offrendo informazioni ai genitori riguardo ai figli minori affetti o sospetti di DSA, una diagnosi funzionale attraverso i propri professionisti, spazio e sostegno per il doposcuola tramite personale qualificato con le modalità, i tempi e gli spazi che riterrà più idonei, tra i quali anche lo spazio Andersen rivolto ai ragazzi con DSA o difficoltà e realizzato al fine di promuovere l’ autonomia e il benessere scolastico.

L’iniziativa per Minori in Primo Piano Onlus si colloca in un progetto più vasto che l’associazione intende realizzare sul territorio e che consiste nella creazione di una rete di associazioni che consenta di soddisfare al meglio le numerose e diverse problematiche riguardanti le famiglie bisognose.

Di seguito vi alleghiamo il Link, dell’articolo redatto dal giornale Bergamo News
-Articolo Bergamo News

Sito Web:  37aff9_8aba37d66aac4e4ea7c200487d950c74

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Back to School, con Khan Academy

 “La nostra missione è di fornire una libera,

formazione di livello mondiale per chiunque, ovunque.”

Con questo motto la Khan Academy di Salman Khan portano avanti il loro progetto, offrendo esercizi pratici, video didattici, e un cruscotto di apprendimento personalizzato che consente agli studenti di studiare al proprio ritmo dentro e fuori della classe, che ora comprende 400 milioni di lezioni online disponibili su Youtube e oltre 2,5 miliardi di esercizi completati.Oltre questi numeri impressionanti, la Khan Academy vanta collaborazioni con istituzioni come la NASA e il MIT.

Come spiega lui stesso nel video, pubblicato su TED, dopo la pubblicazione dei video successero due cose curiose: “La prima è che i miei cugini mi hanno detto che mi preferivano su YouTube che non di persona”. Perchè questo? Lui lo spiega così: “Perchè possono mettere in pausa, possono rivedere, … quando si annoiano possono andare avanti, non devono vergognarsi a chiedere, possono andare con il loro tempi, … la primissima volta che si cerca di avvicinare il proprio cervello ad un nuovo concetto l’ultima cosa di cui si ha bisogno è un altro essere umano che chiede: ‘Hai capito? E ciò era quello che succedeva nella precedente interazione con i miei cugini”.

La seconda è che cominciò a ricevere commenti su YouTube e poi messaggi da una varietà di persone in tutto il mondo. Per esempio questo: “E’ la prima volta che sorrido facendo una derivata.” Oppure quest’altro: “Mio figlio ha 12 anni, soffre di autismo e ha problemi con la matematica. Abbiamo provato di tutto; abbiamo trovato il suo video sui decimali e li ha capiti. Poi siamo passati alle frazioni e le ha capite. E’ così felice”.

E così Salman ha scoperto che ciò che faceva per i suoi cugini era di aiuto ad altri: “Tutto ciò stava aiutando persone”.

E poi dice “ ho ricevuto lettere degli insegnanti che dicevano ‘li usiamo per rivoltare l’ordine della classe’. Lei ha fatto le lezioni, quindi quello che facciamo noi è dare come compito a casa quello di seguire la lezione … e in classe possiamo fare con gli studenti gli esercizi che prima facevamo fare a casa”.

E’ quel ribaltamento cui spesso ci si riferisce con il termine flipped classroom. Khan dice che questo permette di “umanizzare” la lezione: “Questi docenti hanno usato la tecnologia per umanizzare la classe. La pratica in cui l’insegnante fa la stessa identica lezione per tutti e gli studenti devono stare zitti è ‘disumanizzante’. Così, invece, gli studenti seguono le lezioni a casa e in classe svolgono insieme delle attività mentre l’insegnante gira fra i banchi”. Una didattica in cui gli studenti sono attivi, fanno, collaborano, pongono domande all’insegnante, è più umana e, aggiungo, risulta più efficace.

Siamo a segnalarti questo sito internet, come potenziale risorsa per i compiti estivi o semplicemente come materiale per riprendere il passo con l’imminente arrivo dell’anno scolastico, poi spetterà a te di continuare a utilizzare questa incredibile risorsa durante il resto dell’anno.

Tutte le statistiche riportate, ovviamente riguardano il materiale in lingua originale, l’inglese, ma una nutrita community di appassionati volontari stanno traducendo i corsi in ben 72 lingue diverse, fra queste troviamo anche il nostro italiano, in un canale dedicato. Prestare attenzione comunque ai video in lingua originale, perché alcuni sono provvisti dei sottotitoli in italiano.

Sito Internet Khanacademy Italia

Canale Youtube Khanacademy Italia

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Un deterrente contro i suicidi giovanili

 Una rivoluzionaria app permetterà a tutti i giovani che soffrono di depressione di avere un aiuto a portata di smartphone. 

Si chiama SafeUT (dalle iniziali di Utah, lo stato americano nel quale è stata concepita), e consente ai ragazzi in difficoltà di mettersi in contatto tempestivamente con un centro di ascolto. Il problema della vergogna può essere superato, visto che è stato concepito come metodo di comunicazione anche la semplice chat, che butta giù le barriere. L’idea alla base della app è di Jim e Robyn Burningham, due genitori statunitensi, che l’hanno concepita per evitare che altri ragazzi pensassero di non avere alternativa, come è successo ai loro due figli. Taylor e Bradley – questi i loro nomi – sono morti, infatti, uno nel 2013 e uno nel 2015, entrambi per colpa della depressione che li ha portati al suicidio a soli 15 anni.

 

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Collaborazione nella realizzazione di: Mi impegno in tutte le lingue del mondo

 Abbiamo partecipato alla pubblicazione “Mi impegno in tutte le lingue del mondo” frutto della collaborazione tra il Forum Nazionale dei Giovani e l’ Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano!

Le associazioni hanno un ruolo centrale nella sensibilizzazione e promozione di percorsi di cittadinanza attiva nei confronti dei giovani immigrati, e a esse è dedicato il presente lavoro.

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Oltre la metà degli adolescenti ha subito atti di bullismo nel 2014

 In Italia, poco più del 50% degli 11-17enni ha subìto episodi offensivi, non rispettosi e/o violenti da parte di altri ragazzi o ragazze. Il 19,8% è “vittima assidua” di bullismo, cioè lo subisce più volte al mese, per il 9,1% gli atti di prepotenza si ripetono settimanalmente.

Nel 2014, ben il 63,3% dei giovanissimi dichiara di essere stato testimone di questi comportamenti nei confronti di altri coetanei di cui il 26,7% dichiara di avervi assistito una o più volte al mese.

Le prepotenze più comuni consistono in offese verbali quali brutti soprannomi, parolacce o insulti, derisione per l’aspetto fisico e/o il modo di parlare, diffamazione, esclusione per le proprie opinioni, aggressioni con spintoni, botte, calci e pugni.

Fra questi gli 11-17 enni che incontrano raramente gli amici, il 23,6% è stato vittima di prepotenze una o più volte al mese. Contro il 18% riscontrato che incontra quest’ultimi quotidianamente.

Report Istat sul Bullismo – 2014

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I baby lavoratori in Italia

In Italia, sono circa 260 mila gli under 16 che invece di andare a scuola lavorano.

Il 33% svolge attività casalinghe il 40% nell’attività di famiglia. Commessi, baristi, parrucchieri, braccianti agricoli, meccanici di officina e manovali nei cantieri sono solo alcuni degli impieghi maggiormente diffusi tra questi baby lavoratori. A eseguire la ricerca è stato l’Osservatorio nazionale sulla salute dell’infanzia e dell’adolescenza (Paidòss), con un indagine presentata durante una conferenza stampa presso la sede CIV INAIL. Il risultato che forse sconcerta di più e quello, nonostante l’80% dei genitori sia al corrente del fatto che il lavoro minorile priva i ragazzi dell’infanzia, della formazione scolastica e della crescita psicofisica, il 54% di loro lo giustifica, in parte, se necessario per di far fronte alla crisi economica.

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10 Comportamenti “strani” da adolescenti normali

 Un’età problematica e complessa, disturbata da grandi cambiamenti e spesso resa più difficile dall’atteggiamento educativo e relazionale degli adulti che non riescono a comprenderne le dinamiche. Ecco un decalogo di cose che possono apparire strane a un adulto ma che in realtà rassicurano del fatto che il nostro ragazzo è “del tutto normale”.

1. Un adolescente normale è così inquieto e distratto da riuscire a farsi male alle ginocchia non giocando a pallone ma cadendo dalla sedia nel mezzo di una lezione di francese.

2. Un adolescente normale ha il sesso nella testa e spesso in mano.

3. Un adolescente normale elenca come obiettivi principali della sua vita: 1) porre fine alla minaccia dell’olocausto nucleare; 2) possedere cinque camicie firmate.

4. Un adolescente normale passa dall’agonia all’estasi e ritorno in meno di trenta secondi.

5. Un adolescente normale può utilizzare cognizioni per meditare su profondi temi filosofici ma può dimenticare regolarmente di vuotare la spazzatura.

6. Un adolescente normale pensa che i propri genitori abbiano sempre torto oppure che non abbiano mai ragione.

7. Un adolescente normale è imbarazzato nel salutare la madre poi però ha bisogno di parlare con lei a cuore aperto.

8. Un adolescente normale imita gli altri, si identifica con i coetanei, desidera, ad esempio, vestirsi come loro ma contemporaneamente cerca la propria identità, vuole essere originale e unico.

9. Un adolescente normale è egocentrico, egoista, calcolatore e allo stesso tempo generoso, idealista e altruista.

10. Un adolescente normale non è un adolescente normale se agisce in modo normale.

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Neet Generation

 Non studiano, non lavorano, ma sono anche molto più infelici dei loro coetanei: è questa la condizione dei cosiddetti Neet (l’acronimo sta per Not Engaged in Education, Employment or Training), che nel 2013, secondo i dati Eurostat, hanno raggiunto quota 2,4 milioni, pari al 26 % dei giovani tra i 15 e i 29 anni (erano il 19% nel 2007: solo Bulgaria e Grecia presentano valori peggiori dei nostri). Un esercito che rischia ormai la marginalizzazione cronica, caratterizzata non solo da deprivazione materiale e carenza di prospettive ma anche di depressione psicologica e disagio emotivo.

Nel perdurare della crisi economica anche le famiglie si trovano sempre più in difficoltà a svolgere il ruolo di ammortizzatore sociale nei confronti dei giovani.

I risultati dell’ indagine, condotta tra la fine del 2013 e l’ inizio del 2014 su un campione di 2350 giovani di età 19-29 anni, mostrano come la fiducia nelle istituzioni sia molto bassa in tutti i giovani.

 In particolare, si conferma la bocciatura delle istituzioni politiche. Nonostante le promesse dei politici, la condizione dei giovani non è mai stata problematica come oggi e questo evidentemente pesa sul loro giudizio e sulla loro fiducia.

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COINVOLGERE I GIOVANI PER RISOLVERE I PROBLEMI DELL’ OCCUPAZIONE GIOVANILE.

 In occasione della Giornata internazionale della gioventù, il Direttore Generale dell’ILO, Guy Ryder, lancia un appello agli attori del mondo del lavoro per promuovere il coinvolgimento dei giovani.

Dichiarazione | 12 agosto 2015

Oggi, riconosciamo e salutiamo l’impegno civico dei giovani che sempre si dimostrano una forza di cambiamento positivo per tutto il mondo. Spesso, i cambiamenti ai quali aspirano sono legati al mondo del lavoro: i giovani si mobilitano e chiedono un futuro migliore attraverso il lavoro dignitoso. Il loro successo riguarda tutti noi.

Sono passati otto anni dall’inizio della crisi finanziaria mondiale, e il fatto che il tasso globale di disoccupazione giovanile si sia finalmente stabilizzato è un segno incoraggiante. Tuttavia, questo tasso rimane di gran lunga superiore a quello anteriore alla crisi, e la transizione verso il mercato del lavoro rimane sempre una battaglia difficile per giovani donne e uomini, specialmente per quelli più svantaggiati. Molti giovani sono intrappolati in condizioni di grande insicurezza lavorativa senza che vengano rispettati i loro diritti. Per i giovani lavoratori, c’è un rischio reale di minor guadagno durante tutta la vita o di rimanere a lungo scollegati dal mercato del lavoro e dalla società.

Tuttavia, sia nelle economia formali che in quelle informali, si avvertono anche i segni di un forte spirito imprenditoriale e di dinamismo — in diversi modi e a diversi livelli, quando i giovani cercano soluzioni per andare avanti e sopravvivere in mercati del lavoro molto difficili. La giovane generazione, che è connessa come mai in precedenza, investe la sua energia attraverso diverse forme di impegno.

Rispondere alla sfida dell’occupazione giovanile nel mondo richiede un’azione su diversi fronti. Ma una cosa è certa, non è possibile formulare politiche senza ascoltare la voce dei giovani se si vuole effettivamente venire incontro ai loro bisogni e aspirazioni. Nei diversi contesti e realtà, i giovani conoscono bene le misure spesso semplici che potrebbero aiutarli a sfruttare le opportunità e a realizzare le proprie ambizioni e sogni.

I giovani stanno anche investendo la loro energia nella solidarietà con gli altri. I giovani sono spesso i campioni della produzione etica, dei luoghi di lavoro senza lavoro minorile e forzato, della parità di trattamento e del diritto di organizzarsi, come pure delle attività economiche che proteggono il pianeta e i mezzi di sostentamento delle persone.

Il mondo del lavoro deve stare a fianco dei giovani nella loro richiesta di lavoro dignitoso e di giustizia sociale.

Oggi, per celebrare l’impegno civico dei giovani, vogliamo lanciare un appello a tutti gli attori del mondo del lavoro — i datori di lavoro e le loro organizzazioni, i sindacati e i governi — a promuovere il coinvolgimento dei giovani, dandogli spazio nelle loro organizzazioni e nelle loro attività, e ascoltando la loro voce. Gli attori del mercato del lavoro possono offrire un forte sostegno al coinvolgimento dei giovani, incoraggiandone la partecipazione alle attività delle rispettive organizzazioni, ai processi di dialogo sociale e delle istituzioni del mercato del lavoro, e promuovendo i diritti dei giovani nel mercato del lavoro. Un tale impegno sarà particolarmente importante per realizzare il proposito dell’Agenda di Sviluppo per il 2030 di non lasciare indietro nessuno.

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Hikikomori: Adolescenti che rifiutano il mondo

 adolescenti che rifiutano il mondo e si chiudono in camera per non uscirne più per mesi, anni o addirittura per tutta la vita, adesso ci sono anche in Europa e in Italia.

Dai primi casi italiani, sporadici e isolati, diagnosticati nel 2007, il fenomeno ha continuato a crescere e a diffondersi.

Ad oggi non sappiamo con precisione quanti siano i giovani italiani che si sono ‘ritirati’- spiega Piotti-. Le stime parlano di 20/30 mila casi, ma il fenomeno potrebbe essere più ampio. In Giappone, dove il fenomeno è quasi endemico, si parla di cifre che oscillano tra i 500 mila e il milione di casi.

Difficile riconoscere i sintomi di un Hikikomori, che possono essere confusi con quelli di una più comune depressione, anche se si tratta di due forme di malessere molto diverse.

Così, in un’età che tipicamente si colloca tra la terza media e la prima superiore e indipendentemente dalla posizione geografica e sociale, posti di fronte alle comuni sfide della crescita, alcuni giovanissimi fanno crash e prendono a evitare sempre di più il mondo esterno, fino a scegliere l’autoreclusione in un universo minimo, fatto solo di una stanza, in cui i contatti con il prossimo sono relegati solo all’universo virtuale dei social network o dei videogiochi e in cui non di rado il ritmo sonno veglia è completamente invertito.

A saziare le esigenze di chi si taglia fuori dal mondo esterno, pensa la Rete che dà risposte e aiuta a costruire legami senza troppi pericoli e senza metter in gioco il corpo. E proprio Internet è al centro di un’ampia discussione nella quale ci si chiede se il rapporto parossistico tra Hikikomori e web sia la causa o l’effetto della malattia.“In merito ci sono due teorie: secondo la prima gli Hikikomori nascono per colpa della rete, che con le sue mille attrattive ti tira dentro e ti allontana dal mondo. La seconda, invece, a cui credo io, sostiene che i ragazzi stanno male comunque, perché non reggono il peso del confronto e della continua aspettativa che arriva dalla cultura contemporanea; una volta che ci si è reclusi in casa, poi, la Rete è oggettivamente un posto bellissimo dove andare, potenzialmente infinito e pieno di stimoli, in cui crearsi una vita fuori dalla vita”.

Al terapeuta tocca trovare il modo per entrare in contatto ragazzi che, appunto, non vogliono nessun contatto e, spesso l’unico modo per farlo passa proprio internet, con Skype o con le chat.

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