Social Network

L’allarme lanciato dal sociologo Francesco Pira in una tavola rotonda organizzata dal Policlinico dell’Università Federico II Napoli. “A dieta senza controllo per apparire in forma nei selfie su Facebook e Instagram”

“I ragazzi tra i 14 e i 19 anni fanno in media da 5 a 100 selfie al giorno che pubblicano sui social. Più del 13% ha iniziato una dieta fai da te senza controllo per piacersi nella continua autorappresentazione su Facebook e Instagram”.

E’ l’allarme lanciato dal sociologo siciliano Francesco Pira, docente di comunicazione all’Università di Messina, intervenendo come relatore alla tavola rotonda della cerimonia conclusiva a Napoli della manifestazione nazionale “Atelier della Salute”, organizzata dal Policlinico dell’Università Federico II che si è svolta sabato 23 settembre nel primo pomeriggio.

Secondo il professor Francesco Pira: “I social non devono far paura perché possono essere utilizzati per divulgare conoscenza e per mobilitare anche i più giovani in progetti. Da Napoli può partire un’iniziativa che salvaguardi soprattutto bambini ed adolescenti e li faccia vivere in modo sano”. Dello stesso avviso la dietista Annamaria Acquaviva che sta portando avanti una ricerca sul perché le famiglie italiane, nella patria della dieta mediterranea, non si preoccupano di un’alimentazione corretta dei ragazzi e dei bambini. Giovanni Maddaloni, che gestisce un centro sportivo a Scampia, uno dei quartieri a rischio di Napoli, concludendo il dibattito ha ribadito anche la necessità che i giovani e i ragazzi facciano tanto sport.

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Adolescenti solitari e depressi, è la gioventù bruciata della generazione iPhone.

A New York, dove Broadway incontra Columbus Circle e il Trump International Hotel che, infine, i contestatori si son stancati di picchettare, una giovane coppia attraversa di buon passo, con due bimbi. Lei, vestitino rosa, forse quattro anni, cammina con gli occhietti fissi allo schermo di un cellulare dove scorre Winnie the Pooh. Il fratellino di due anni sul passeggino, serissimo, è immerso su un altro iPhone. La madre ride «A casa si arrabbiano con la tv, passano la mano sul video scambiandolo per un iPad e si scocciano perché non mutano le immagini». L’ilarità della signora mi colpisce, perché tra pochi giorni uscirà in America «iGen», saggio della psicologa Jean Twenge, docente a San Diego University, e mentre ne leggo le bozze la rivista Atlantic anticipa un capitolo, buttando nella costernazione milioni di genitori.

Mettendo a confronto i dati degli ultimi 40 anni, Twenge scopre che i teenagers Usa sono più depressi e meno inseriti a scuola o al lavoro, dei loro genitori e nonni. Passano meno tempo con gli amici, nello studio, nello sport, perfino pomiciare e far l’amore sono trascurati. Non si prende la patente, non si va a ballare. I suicidi aumentano, preceduti dall’uso di droghe, l’insicurezza sociale genera bullismo aggressivo e vittimismo paralizzante. Vittime numerose tra le ragazze, vulnerabili più dei coetanei maschi.

E di chi è, secondo Twenge, la colpa di questa epidemia di solitudine, frustrazione e nevrosi nella generazione 13-19 anni? Di cellulari e tablet, soprattutto iPhone, lanciato nel 2007, e iPad, 2010, che assorbono cervello, anima e cuore dei nostri ragazzi, lasciandoli per ore, gusci vuoti a letto. «Passo le giornate distesa, il materasso ha l’impronta del mio corpo» confessa un’adolescente della «iGen», la Generazione iPhone, secondo il marchio coniato da Twenge. Né il dramma è limitato a Trumpland, una passeggiata, una cena, una visita ai parenti, vi confermano in ogni città europea analoga alienazione («Uscite di casa con la Bibbia, non lo smartphone!» invoca perfino il Papa).

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Senza smartphone sono più esposti ai rischi del web

Limitare ai bambini l’uso di internet non li protegge dai pericoli del web, anzi.

A dirlo, l’istituto di ricerca inglese Education Policy Institute che ha indagato sull’utilizzo della rete e dei nuovi device come smartphone e tablet tra gli adolescenti d’Oltremanica. Dai risultati raccolti, è emerso che è vero che l’uso smodato del web e dei nuovi strumenti tecnologici espone i ragazzi a molti rischi ma, paradossalmente, li tutela anche. Per due motivazioni. La prima. Li aiuta a sviluppare sempre meglio le cosiddette digital skills, ossia le competenze digitali grazie alle quali imparano a gestire tutte le opzioni dei loro strumenti e dei social networks in modo da proteggersi autonomamente dalle situazioni di pericolo, come adescamenti online e bullismo, bloccando o segnalando alle autorità gli utenti minacciosi. La seconda. Li aiuta a potenziare la resilienza, in modo che imparano a gestire lo stress emotivo, la depressione, la paura legati ai pericoli di Internet.

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È Instagram il social network più pericoloso per i teenager

È Instagram il social network che causa più problemi di autostima e depressione tra gli adolescenti.

A dirlo, l’inglese Royal Society for Public Health, che ha stilato la classifica delle cinque piattaforme web di condivisione di foto, video e messaggi più minacciose per la salute mentale dei ragazzi. Secondo gli autori, Instagram è l’imputata principale perché, sulla base di 14 indicatori, risulta essere quella che rende più infelici del proprio aspetto fisico e della propria vita sociale, in quanto le numerose foto dei contatti che scorrono sulla homepage e i molteplici filtri a disposizione per ritoccarle fanno sembrare i corpi e la vita degli altri perfetti e impeccabili. Un insieme di fattori che possono spingere più facilmente a disturbi alimentari e tentativi di suicidio. Non stanno messe meglio Snapchat e Facebook, rispettivamente al secondo e terzo posto. Le migliori in classifica, Twitter e Youtube. Quest’ultima, dai dati raccolti, sembra dare l’impressione di sentirsi parte di una vera e propria comunità virtuale che condivide con gli stessi interessi.

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