Internet

Ragazzi, smartphone e social network: la via della consapevolezza digitale

In occasione del Safer Internet Day #SID2018 del 6 febbraio molteplici, come da tradizione, non solo le iniziative finalizzate a far riflettere i sull’importanza di un uso consapevole della Rete ma anche numeri e indagini sulle abitudini sulle modalità con cui i ragazzi “abitano” Internet.

Almeno tre le ricerche presentate: una commissionata da MIUR e da Parole Ostili a EU Kids Online, una di Save The Children “Che genere di tecnologie? Ragazze e digitale tra opportunità e rischi” con dati elaborati da Istat e un’ultima presentata da Telefono Azzurro, in collaborazione con Doxa Kids, sull’utilizzo di piattaforme e device tecnologici da parte dei 12-18enni.

I ragazzi ci sono in Rete?

Tutti gli studi d’accordo sul fatto che i ragazzi e bambini, più precocemente rispetto a qualche anno fa secondo Save The Children, utilizzano sempre più massicciamente lo smartphone e altri device con cui accedere alla rete (ma forse questo lo si dava per scontato, ndr). EU Kids on line dice che usano quotidianamente lo smartphone il 97% dei ragazzi di 15-17 e il 51% dei bambini di 9-10. Nella fascia 6-10 anni, secondo Save The Children, i bambini usano la connessione da casa nel 54% dei casi. In crescita anche la percentuale di ragazzi che usa dispositivi per connettersi a scuola.

Quanto rischiano i giovani navigatori?

Tutte e tre le indagini mettono in risalto la parte rischio. Secondo EU Kids on line in aumento la percentuale di ragazze e ragazzi che vivono esperienze negative navigando in Internet, passati dal 6% del 2010 al 13% del 2017. Il 31% degli 11-17enni dichiara di aver visto online messaggi d’odio o commenti offensivi rivolti a singoli individui o gruppi di persone, attaccati per il colore della pelle, la nazionalità o la religione.

Se parliamo di cyberbullismo, invece, nessun aumento: sono il 6% i 9-17enni vittime nell’ultimo anno, con un 19% di “spettatori”, con una percentuale pari tra chi ha cercato di aiutare la vittima (49%) e chi non ha fatto nulla (50%).

Sul fronte stereotipi di genere, Save The Children evidenzia come i social siano un “luogo dove si sperimenta spesso per la prima volta la differenza e gli stereotipi di genere, con reazioni che possono essere molto differenti: alcune ragazze non subiscono passivamente i modelli di genere affermando che “non esistono maschi e femmine, esistono le persone”; altre, invece, esprimono la percezione di una differenza quando riportano critiche e insulti rivolti a una ragazza che sono spesso legati al suo presunto o reale comportamento sessuale”.

Un po’ più allarmanti i dati Telefono Azzurro in cui si legge che il 72% degli intervistati evidenzia che la paura maggiore è legata alla diffusione di foto intime e video a sfondo sessuale, con 1 su 4 che teme di essere ricattato per la pubblicazione di questo genere di contenuti su un social network o la diffusione attraverso piattaforme di instant messaging. Oltre la metà (59%) degli adolescenti, secondo lo stesso rapporto, “ha vissuto esperienze spiacevoli e negative durante la fruizione di una diretta streaming”.

La soluzione passa dalla ?

Lo slogan della giornata mondiale della sicurezza in rete quest’anno è illuminante: “A better Internet starts with you“, ovvero un Internet migliore comincia da te. Ma come, al di là dello slogan, un ragazzo o un bambino riesce a costruire un posto virtuale migliore in cui abitare?

 È questa la domanda che ci siamo posti come Digital Transformation Institute. La risposta è in un progetto che ha visto la sua prima edizione grazie alla collaborazione della scuola media Cocchi Aosta di Todi e Coop Centro Italia e conta di toccare nel corso del 2018 scuole del nord, del centro e del sud della penisola.  La peculiarità del progetto, al quale è collegata anche una attività di ricerca, consiste nel fatto che il percorso formativo non si propone di “illustrare” ai ragazzi buone prassi d’uso della rete che sono state codificate da esperti, ma nel supportare i ragazzi in un percorso partecipato che vede gli esperti coinvolti nel mostrare le dinamiche di funzionamento di internet e dei social media, e gli studenti a ragionare su ciò che tali dinamiche comportano. Il risultato è un percorso formativo rivolto ai ragazzi delle terze medie e finalizzato a scrivere in modo collaborativo un decalogo della consapevolezza digitale. Una raccolta di domande da porsi prima di postare qualcosa sui social che stimolano la curiosità, la conoscenza e l’approfondimento. Domande che sono i ragazzi, forti del loro buonsenso e della acquisita consapevolezza delle dinamiche della rete, a porre e a porsi. “È impressionante constatare quanto poco serva per dare ai giovani quella chiave di lettura che consente loro di essere davvero pronti alle sfide che la rete impone. Quanto poco serva per metterli nelle condizioni di coglierne le opportunità sfuggendone i rischi. Basta accendere la lampadina della consapevolezza per vederli riflettere e capire, elaborare e crescere. Per questo – sostiene Stefano Epifani, presidente del DTI – il nostro obiettivo non è quello di condividere con i giovani un insieme di regole, norme di comportamento, paradigmi imposti loro da esperti, per quanto qualificati, ma spingerli a riflettere ed a costruire il loro manifesto. Così che ogni scuola abbia il suo, unico ed originale, e tale lo sentano coloro i quali hanno contribuito a costruirlo: i ragazzi. E fa sorridere quanto il loro buonsenso produca risultati che nulla hanno da invidiare a quelli dei prodotti ‘dei grandi’. Il nostro obiettivo non è quindi questa volta quello di creare il ‘nostro’ manifesto della consapevolezza, ma realizzarne (anzi, vederne realizzati dai ragazzi) cento tutti diversi, uno per ogni scuola con la quale lavoreremo”.

I risultati? Quelli del primo manifesto, dei ragazzi della scuola media Cocchi-Aosta di Todi, il loro manifesto, che condividiamo qui con voi.

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Facebook sta arrivando per i nostri figli.

A dicembre, Facebook ha lanciato Messenger Kids, dando ai bambini sotto i 13 anni accesso ufficiale alla piattaforma Facebook per la prima volta. L’app non ha un’età minima, e le sue emoji, adesivi colorati e animazioni sono progettate per attirare e attrarre l’attenzione dei bambini anche se troppo giovani per scrivere.

Continui studi collegano l’uso dei social media da parte degli adolescenti alla depressione, le cattive abitudini del sonno e l’immagine corporea malsana. I bambini più piccoli sono più indifesi per affrontare le sfide interpersonali e il potere di dipendenza dei social media.

Già più della metà dei genitori afferma che impostare i limiti di tempo per lo schermo con i propri figli è una “battaglia costante” e questa app peggiorerà le cose: il design “divertente” e l’anticipazione delle risposte degli amici faranno tornare i bambini sui loro dispositivi. Spostare le amicizie sul virtuale togliendole a quelle faccia a faccia cruciali per sviluppare empatia e relazioni sane.

Facebook afferma che Messenger Kids fornirà un’alternativa sicura per i bambini che si trovano sulle piattaforme di social media progettate per adolescenti e adulti. Ma i ragazzi di 11 e 12 anni già su Snapchat, Facebook e Instagram non passeranno a un’app che è chiaramente pensata per i più piccoli.

L’enorme portata e il potere di marketing di Facebook significano che Messenger Kids normalizzerà l’uso dei social media da parte dei bambini. In breve, non risponde a un bisogno. Ne sta creando uno.

Il CCFC ha inviato una lettera firmata da oltre 100 esperti di sviluppo infantile e sostiene la necessità di Mark Zuckerberg di mettere al primo posto il benessere dei bambini e di riciclare Messenger Kids. Ora hanno bisogno di sentirti.

Per favore, dì a Mark Zuckerberg: niente Facebook per i bambini più piccoli.

Firma la petizione.

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Terza Giornata sul contrasto al gioco d’azzardo patologico. Giovani, scuole, azzardo: esperienze a confronto

Il 5 febbraio si terrà presso Regione Lombardia la Terza Giornata sul contrasto al gioco d’azzardo patologico. Sarà l’occasione per fare il punto sulle numerose iniziative messe in campo durante questi anni, dopo l’approvazione della legge regionale n. 8 del 2013.

Particolare attenzione sarà dedicata alla sensibilizzazione del mondo giovanile sui pericoli derivanti da un non consapevole approccio con il gioco d’azzardo, con particolare riferimento all’offerta online.

Durante il convegno troveranno spazio testimonianze di qualificati operatori del terzo settore e degli studenti che si sono attivati e che si stanno attivando per realizzare progetti concreti utili al contrasto della ludopatia.

Sarà anche l’opportunità per presentare la Convenzione con l’Ufficio Scolastico Regionale che consentirà di attivare una campagna di sensibilizzazione rivolta a tutte le scuole della Lombardia.

Il convegno si terrà lunedì 5 febbraio 2018, a partire dalle 8:30, a Milano, Palazzo Lombardia, sala Marco Biagi, ingresso N4, via Melchiorre Gioia 37.

Per iscrizioni https://3a-giornata-gap.eventbrite.it

Maggiori informazioni.

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L’altro papà di Facebook lancia l’allarme. Sean Parker: “Il social di Zuckerberg sfrutta le vulnerabilità psicologiche umane”

L’imprenditore che inventò Napster e partner di Zuckerberg nei primi mesi di vita della piattaforma di cui è stato anche presidente, si preoccupa dei bambini: “Solo Dio sa cosa sta succedendo al cervello dei nostri piccoli”

NE è stato il primo presidente, quando la piattaforma fondata da Mark Zuckerberg ed Eduardo Saverin aveva appena cinque mesi. Ha dunque avuto un ruolo fondamentale nella nascita e nella crescita di Facebook. Prima, era noto per aver fondato Napster, il software di scambio musicale peer-to-peer, e una quantità di altri siti di successo. Adesso Sean Parker – per capirci, il Justin Timberlake del film “The Social Network” – decide di scagliarsi contro la creatura che ha contribuito a creare: il social blu “sfrutta le vulnerabilità psicologiche delle persone” ha detto nel corso di una conferenza a Philadelphia.

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Amore, amici e lavoro: i giovani fuggono o si rintanano nel virtuale

In questi ultimi anni e in particolare in questi ultimi giorni si parla spesso del ritardo con cui i giovani sperimentano il passaggio alla vita adulta. Diversi studi longitudinali (prolungati nel tempo, nda) infatti, dimostrano come i giovani di oggi, rispetto a quelli di vent’anni fa, posticipano di alcuni anni le esperienze “chiave” di accesso alle fasi adulte della vita, come ad esempio le relazioni sentimentali significative, le relazioni amicali autonome (indipendenti dai genitori) e soprattutto le esperienze lavorative.

Appare quindi un quadro in cui i nostri giovani d’oggi sembrano più svogliati, più “bamboccioni” e spaventati dalle responsabilità. Una riflessione psicologica sull’età evolutiva si pone interrogativi sui cambiamenti della società che possono influire su questo ritardo e spuntano inevitabilmente le cause digitali (Internet, social media e smartphone), ma se consideriamo la prospettiva lavorativa forse ci sono responsabilità non relegabili solo alla famiglia, come spesso si induce a intendere.

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