Blog

Gli effetti del bullismo subito durante lo sviluppo sulla salute mentale

Uno studio ha dimostrato che chi ha subito atti di bullismo durante lo sviluppo ha il doppio delle possibilità di sviluppare problemi di salute mentale.

In un recentissimo studio condotto presso l’Università Canadese McGill (Montréal), dal gruppo di ricerca esperto di comportamenti suicidari guidato dalla dottoressa Marie-Claude Geoffroy, è emerso che il rischio di sviluppare problemi legati alla salute mentale è doppio negli adolescenti che hanno subito atti di bullismo da parte dei pari durante lo sviluppo.

Gli effetti sulla salute mentale e fisica della violenza subita.

Lo studio ha esaminato i dati del Quebec Longitudinal Study of Child Development (QLSCD) di 1363 bambini nati nel 1997/1998 e seguiti fino all’età di quindici anni. Al giorno d’oggi questa analisi longitudinale è alla quarta fase e si occupa di indagare vari aspetti, tra i quali le relazioni affettive, i comportamenti a rischio, la motivazione scolastica e l’aspirazione professionale, la violenza ed il bullismo subiti e perpetrati, la salute mentale e quella fisica (Istitut de la statistique Québec, 2002, 2010, 2015).

Nel dettaglio, lo studio della dottoressa Geoffroy, partendo dai dati del Quebec Longitudinal Study, si è focalizzata sulla salute mentale dei ragazzi e sull’autodenuncia di vittimizzazione subita da parte dei pari (dai 6 ai 13 anni), categorizzata successivamente dai ricercatori in tre range di vittimizzazione: assente/bassa, moderata e grave.

I risultati mostrano come chi ha subito una grave vittimizzazione ha il doppio delle probabilità di riportare sintomi depressivi o forme depressive conclamate e tre volte tanto la probabilità di riportare sintomi ansiosi, rispetto a coloro che hanno subito bassa vittimizzazione o nulla. Il dato più rilevante è che, sempre in rapporto ai ragazzi che hanno subito bassa o nulla vittimizzazione, coloro che hanno subito grave vittimizzazione hanno quasi quattro volte tanto la probabilità di tentare il suicidio o di presentare pensieri suicidari.

Per saperne di più.

Leggi di più

Chi rallenta davvero la scuola? La lezione frontale, non gli alunni fragili

La vicenda dei licei classici “classisti” mette in luce l’insufficienza dei RAV, vissuti come mero adempimento burocratico ma soprattutto l’assoluta inadeguatezza del modello di scuola che conosciamo. «Un modello con cui tutti gli alunni hanno difficoltà. Sogno una scuola senza aule e senza classi», dice il presidente di Indire.

 

Giovanni Biondi è presidente di INDIRE, l’Istituto a cui è affidata la ricerca sull’innovazione educativa. Loro hanno monitorato 3.500 Piani di miglioramento delle scuole italiane, cioè quei piani che le singole scuole predispongono dopo essersi fatte un “esame di coscienza” attraverso il Rapporto di Autovalutazione, lo strumento che dal novembre 2015 tutte le scuole hanno pubblicato, ma di cui pochissimi fino a ieri avevano sentito parlare.

Presidente, qual è la sua impressione? Sono tante le scuole che hanno questo atteggiamento classista emerso ieri, cioè che scrivono in sostanza che alunni poveri, disabili e stranieri ostacolano la buona scuola?

Il monitoraggio dei RAV lo fa l’Invalsi, ma la mia impressione è che il RAV sia vissuto dalle scuole come adempimento burocratico e non come aiuto vero alla autovalutazione e al miglioramento. Noi abbiamo valutato 3.500 piani di miglioramento delle scuole, i dati ci dicono che più che progettare un piano di miglioramento, le scuole scrivano un libretto di giustificazioni. Dico anche che la legge 10, quella che aveva disegnato il sistema nazionale di valutazione, si basava su una valutazione esterna delle scuole, fatta da ispettori autonomi che dovevano fare visite periodiche, indicare alle scuole i punti di debolezza, tornare a verificare i miglioramenti: non si è fatto. L’autovalutazione va fatta, in tutti i campi, ma non può sostituire la valutazione esterna autonoma.

Continua a leggere.

Leggi di più

Ragazzi, smartphone e social network: la via della consapevolezza digitale

In occasione del Safer Internet Day #SID2018 del 6 febbraio molteplici, come da tradizione, non solo le iniziative finalizzate a far riflettere i sull’importanza di un uso consapevole della Rete ma anche numeri e indagini sulle abitudini sulle modalità con cui i ragazzi “abitano” Internet.

Almeno tre le ricerche presentate: una commissionata da MIUR e da Parole Ostili a EU Kids Online, una di Save The Children “Che genere di tecnologie? Ragazze e digitale tra opportunità e rischi” con dati elaborati da Istat e un’ultima presentata da Telefono Azzurro, in collaborazione con Doxa Kids, sull’utilizzo di piattaforme e device tecnologici da parte dei 12-18enni.

I ragazzi ci sono in Rete?

Tutti gli studi d’accordo sul fatto che i ragazzi e bambini, più precocemente rispetto a qualche anno fa secondo Save The Children, utilizzano sempre più massicciamente lo smartphone e altri device con cui accedere alla rete (ma forse questo lo si dava per scontato, ndr). EU Kids on line dice che usano quotidianamente lo smartphone il 97% dei ragazzi di 15-17 e il 51% dei bambini di 9-10. Nella fascia 6-10 anni, secondo Save The Children, i bambini usano la connessione da casa nel 54% dei casi. In crescita anche la percentuale di ragazzi che usa dispositivi per connettersi a scuola.

Quanto rischiano i giovani navigatori?

Tutte e tre le indagini mettono in risalto la parte rischio. Secondo EU Kids on line in aumento la percentuale di ragazze e ragazzi che vivono esperienze negative navigando in Internet, passati dal 6% del 2010 al 13% del 2017. Il 31% degli 11-17enni dichiara di aver visto online messaggi d’odio o commenti offensivi rivolti a singoli individui o gruppi di persone, attaccati per il colore della pelle, la nazionalità o la religione.

Se parliamo di cyberbullismo, invece, nessun aumento: sono il 6% i 9-17enni vittime nell’ultimo anno, con un 19% di “spettatori”, con una percentuale pari tra chi ha cercato di aiutare la vittima (49%) e chi non ha fatto nulla (50%).

Sul fronte stereotipi di genere, Save The Children evidenzia come i social siano un “luogo dove si sperimenta spesso per la prima volta la differenza e gli stereotipi di genere, con reazioni che possono essere molto differenti: alcune ragazze non subiscono passivamente i modelli di genere affermando che “non esistono maschi e femmine, esistono le persone”; altre, invece, esprimono la percezione di una differenza quando riportano critiche e insulti rivolti a una ragazza che sono spesso legati al suo presunto o reale comportamento sessuale”.

Un po’ più allarmanti i dati Telefono Azzurro in cui si legge che il 72% degli intervistati evidenzia che la paura maggiore è legata alla diffusione di foto intime e video a sfondo sessuale, con 1 su 4 che teme di essere ricattato per la pubblicazione di questo genere di contenuti su un social network o la diffusione attraverso piattaforme di instant messaging. Oltre la metà (59%) degli adolescenti, secondo lo stesso rapporto, “ha vissuto esperienze spiacevoli e negative durante la fruizione di una diretta streaming”.

La soluzione passa dalla ?

Lo slogan della giornata mondiale della sicurezza in rete quest’anno è illuminante: “A better Internet starts with you“, ovvero un Internet migliore comincia da te. Ma come, al di là dello slogan, un ragazzo o un bambino riesce a costruire un posto virtuale migliore in cui abitare?

 È questa la domanda che ci siamo posti come Digital Transformation Institute. La risposta è in un progetto che ha visto la sua prima edizione grazie alla collaborazione della scuola media Cocchi Aosta di Todi e Coop Centro Italia e conta di toccare nel corso del 2018 scuole del nord, del centro e del sud della penisola.  La peculiarità del progetto, al quale è collegata anche una attività di ricerca, consiste nel fatto che il percorso formativo non si propone di “illustrare” ai ragazzi buone prassi d’uso della rete che sono state codificate da esperti, ma nel supportare i ragazzi in un percorso partecipato che vede gli esperti coinvolti nel mostrare le dinamiche di funzionamento di internet e dei social media, e gli studenti a ragionare su ciò che tali dinamiche comportano. Il risultato è un percorso formativo rivolto ai ragazzi delle terze medie e finalizzato a scrivere in modo collaborativo un decalogo della consapevolezza digitale. Una raccolta di domande da porsi prima di postare qualcosa sui social che stimolano la curiosità, la conoscenza e l’approfondimento. Domande che sono i ragazzi, forti del loro buonsenso e della acquisita consapevolezza delle dinamiche della rete, a porre e a porsi. “È impressionante constatare quanto poco serva per dare ai giovani quella chiave di lettura che consente loro di essere davvero pronti alle sfide che la rete impone. Quanto poco serva per metterli nelle condizioni di coglierne le opportunità sfuggendone i rischi. Basta accendere la lampadina della consapevolezza per vederli riflettere e capire, elaborare e crescere. Per questo – sostiene Stefano Epifani, presidente del DTI – il nostro obiettivo non è quello di condividere con i giovani un insieme di regole, norme di comportamento, paradigmi imposti loro da esperti, per quanto qualificati, ma spingerli a riflettere ed a costruire il loro manifesto. Così che ogni scuola abbia il suo, unico ed originale, e tale lo sentano coloro i quali hanno contribuito a costruirlo: i ragazzi. E fa sorridere quanto il loro buonsenso produca risultati che nulla hanno da invidiare a quelli dei prodotti ‘dei grandi’. Il nostro obiettivo non è quindi questa volta quello di creare il ‘nostro’ manifesto della consapevolezza, ma realizzarne (anzi, vederne realizzati dai ragazzi) cento tutti diversi, uno per ogni scuola con la quale lavoreremo”.

I risultati? Quelli del primo manifesto, dei ragazzi della scuola media Cocchi-Aosta di Todi, il loro manifesto, che condividiamo qui con voi.

Alt="Giovani e internet"

Leggi di più

Facebook sta arrivando per i nostri figli.

A dicembre, Facebook ha lanciato Messenger Kids, dando ai bambini sotto i 13 anni accesso ufficiale alla piattaforma Facebook per la prima volta. L’app non ha un’età minima, e le sue emoji, adesivi colorati e animazioni sono progettate per attirare e attrarre l’attenzione dei bambini anche se troppo giovani per scrivere.

Continui studi collegano l’uso dei social media da parte degli adolescenti alla depressione, le cattive abitudini del sonno e l’immagine corporea malsana. I bambini più piccoli sono più indifesi per affrontare le sfide interpersonali e il potere di dipendenza dei social media.

Già più della metà dei genitori afferma che impostare i limiti di tempo per lo schermo con i propri figli è una “battaglia costante” e questa app peggiorerà le cose: il design “divertente” e l’anticipazione delle risposte degli amici faranno tornare i bambini sui loro dispositivi. Spostare le amicizie sul virtuale togliendole a quelle faccia a faccia cruciali per sviluppare empatia e relazioni sane.

Facebook afferma che Messenger Kids fornirà un’alternativa sicura per i bambini che si trovano sulle piattaforme di social media progettate per adolescenti e adulti. Ma i ragazzi di 11 e 12 anni già su Snapchat, Facebook e Instagram non passeranno a un’app che è chiaramente pensata per i più piccoli.

L’enorme portata e il potere di marketing di Facebook significano che Messenger Kids normalizzerà l’uso dei social media da parte dei bambini. In breve, non risponde a un bisogno. Ne sta creando uno.

Il CCFC ha inviato una lettera firmata da oltre 100 esperti di sviluppo infantile e sostiene la necessità di Mark Zuckerberg di mettere al primo posto il benessere dei bambini e di riciclare Messenger Kids. Ora hanno bisogno di sentirti.

Per favore, dì a Mark Zuckerberg: niente Facebook per i bambini più piccoli.

Firma la petizione.

Leggi di più

Dolly si suicida a 14 anni, vittima dei bulli online

Anche quest’anno, il 7 febbraio ricorre la Giornata Nazionale contro il bullismo ed il cyberbullismo. Si tratta di un’iniziativa del Ministero dell’Istruzione inserita all’interno del Piano Nazionale che ha l’obbiettivo di contrastare un fenomeno che sta assumendo sempre più i contorni di una piaga sociale.

Questa giornata vogliamo dedicarla a Dolly, una ragazzina di 14 anni che si è suicidata per colpa del bullismo ed il cyberbullismo.

Alt="Cyberbullismo e bullismo suicidio"

Nota per aver partecipato ad una campagna pubblicitaria australiana, si è suicidata il 3 gennaio scorso.

 

Il padre lancia su Facebook un forte appello contro il bullismo.

Spesso il male più pericoloso è quello che si insinua di nascosto, subdolamente nelle nostre vite. Ed è stata proprio una piaga subdola della nostra era, il bullismo, a portarsi via Ammy Everett, per tutti Dolly, adolescente australiana di 14 anni.
La ragazza che si è suicidata il 3 gennaio 2018, non ha retto alla pressione dei cyberbulli che l’hanno a lungo perseguitata sui social e nella Rete.

 

L’appello del padre contro bulli e cyberbulli, affidato a Facebook

Ammy Everett non era una ragazza qualunque, infatti aveva dato il volto ad una campagna pubblicitaria per un’azienda australiana che produce cappelli tipici, anche per questo l’intero Paese è  sotto choc. Nei giorni successivi al tragico gesto, Tick Everett, padre della ragazza, ha affidato a Facebook un importante messaggio contro il bullismo. Nel messaggio, il signor Everett si è scagliato contro gli haters della rete, sottolineando contemporaneamente la forza della figlia. Tick Everett, ha ringraziato le molte persone che hanno espresso solidarietà alla famiglia ma soprattutto si è scagliato contro il bullismo. Con il suo post, questo coraggioso padre si esorta ad unirsi contro il bullismo e afferma:

 

“Se possiamo aiutare altre vite preziose a uscire dallo smarrimento e dalla sofferenza, la vita di Dolly non sarà sprecata”.

 

Inoltre lancia un avvertimento ai cyberbulli che hanno avvelenato la vita di sua figlia giorno dopo giorno:

 

 “Se pensate che il bullismo sia uno scherzo, se vi sentite superiori, leggete questo post, venite al funerale e assistete alla devastazione che avete creato”.

 

L’esortazione è dunque quella di unirsi tutti contro queste forme di crudeltà che possono rendere insopportabile la convivenza col male del mondo.

 

Leggi di più